COMUNICATO STAMPA

31/03/2014

L’urbanistica al centro di tutto 


L’Ordine degli Architetti della Provincia di Fermo fa il punto della situazione fermana, tra inviti non raccolti e proposte inascoltate  


Una crisi che è politica ma che è anche e profondamente frutto di situazioni legate al controverso settore dell’urbanistica. L’Ordine degli Architetti della Provincia di Fermo condivide oggi la preoccupazione che ha mosso tecnici e cittadini ad esprimere pubblicamente le proprie considerazioni in seno alle questioni urbanistiche che stanno martoriando il Comune di Fermo. Il direttivo dell’ordine, presieduto dell’Architetto Giovanna Paci, ha seguito attentamente, ma in silenzio, l’evolversi delle ultime vicende. “ 


Va detto che l’urbanistica a Fermo ha spesso segnato negativamente la gestione amministrativa ed è pertanto evidente che non può trattarsi di problema di recente affermazione. Ma è anche vero che quanto accaduto negli ultimi mesi ha rappresentato una grave anomalia per chi vive in questa città ed ha a cuore le sorti della stessa, sottolinea l’architetto Paci, i continui cambi di dirigenza nei settori Urbanistica e LL.PP. penalizzano l’attività di un Comune. E Fermo ne è la sacrosanta rappresentazione. Si può programmare qualcosa in una situazione dove, spesso, un dirigente si trova ad attuare uno strumento attuativo ideato dal suo predecessore? Per offrire una valida programmazione ed un sensato ed attento programma di sviluppo urbanistico, che non deve necessariamente essere inteso come reperimento di nuove aree edificabili, serve continuità. Se questa continuità non può essere garantita dalla logica alternanza della guida politica di un Amministrazione deve, almeno, essere fornita dall’apparato dirigenziale”. 


Secondo gli architetti, tale anomalia ha, di fatto, prodotto una serie di singolarità urbanistiche che sono sotto gli occhi di tutti: aree progetto mai partite, piani particolareggiati non attuati, zone di completamento e convenzioni ritrattabili, assenza di un programma di riqualificazione del tessuto esistente ed interpretazioni delle norme differenti tra una gestione e l’altra: “E dire che le norme esistono. Basta fare chiarezza ed avere ben presente cosa prevedere per il futuro di questa città. La crisi del settore edilizio non consente voli pindarici e pensare che, oggi più di prima, nuovi insediamenti residenziali, o pseudo-turistici, di grandi dimensioni possano riqualificare un quartiere o determinare offerte laddove non esistono domande è anacronistico”. L’Ordine degli architetti, all’indomani dell’insediamento del nuovo assessore, gli aveva consegnato a mano una missiva contenente alcune criticità relative al funzionamento del settore urbanistica del Comune di Fermo. Nella missiva venivano segnalate l’esistenza di corsie preferenziali per alcune pratiche e per alcuni tecnici ed il continuo manifestarsi di una disparità di trattamento che ha come vittime proprio coloro che meno frequentano il palazzo comunale: “Lamentavamo anche una gestione della Commissione Edilizia che veniva vista più come un peso che come una risorsa. Concludevamo la missiva, offrendo la più totale collaborazione a svolgere anche un ruolo di sussidiarietà ed a fornire la disponibilità a continuare il dialogo avviato. Ciò avveniva nell’agosto 2011 e già si segnalava la necessità di fare chiarezza su alcuni aspetti che, nelle passate gestioni, avevano offerto motivi di contestazione. Purtroppo non abbiamo ricevuto alcun riscontro dall’Assessorato all’Urbanistica, così come, va detto, anche dall’Assessorato ai LL.PP. con il quale abbiamo trattato altre tematiche. Ancora nel marzo 2013, unitamente ai consigli delle altre professioni tecniche, avevamo segnalato, in relazione alla proposta di modifica al REC riguardo la nomina dei componenti della stessa (Atto di Consiglio n.11 del 26/02/2013), di fare un salto di qualità e cogliere l’occasione per aggiornare il REC “alle nuove esigenze di sostenibilità energetica ed innovazione (come da rapporto ONRE 2013) a vantaggio di una migliore qualità e tutela ambientale e per fornire chiarimenti alle troppe interpretazioni che arbitrariamente si sono susseguite nel corso degli anni.”. Ancora una volta la nostra proposta veniva lasciata ‘decantare’.”


Gli architetti non entrano nel merito delle vicende giudiziaria, né suggeriscono scappatoie “che ricordano tristi momenti della nostra storia urbanistica e rappresenterebbero l’ennesima disparità di trattamento per chi non è un grande gruppo commerciale e non può offrire posti di lavoro, ma solo lamentare che se si fosse manifestata l’intenzione di procedere con raziocinio e serietà lo si sarebbe potuto fare nel rispetto di tutta la cittadinanza, dei tecnici che soffrono al pari di molte categorie e delle piccole imprese del nostro territorio. Perché di fronte a minacce di ricorsi anche milionari è sempre e solo il cittadino a dover pagarne le conseguenze, mai i veri responsabili”.